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CRP Laterina Foto Emanuela Giorgini Anni 50

Il Centro Raccolta Profughi di Laterina

di Elio Varutti – 27/03/2020
Fonte: http://eliovarutti.blogspot.com/2020/03/lesodo-da-rovigno-laterina-di-riccardo.html

Sono 4.695 i nominativi riportati nell’Elenco alfabetico profughi giuliani, custodito nell’Archivio del Comune di Laterina. La lista si apre col nome di Abba Lucia, che reca queste indicazioni: “n° 167 del fascicolo, data di eliminazione [dalla residenza] 4.6.1957; Comune di nuova residenza: Roma”. Si chiude con: “Zonca Silvana, n° 1428 del fascicolo, data di eliminazione non nota, irreperibile”. Certo, è una rubrica con poche indicazioni. Non si sanno, infatti, la data e il luogo di nascita, ma è assai utile a definire il numero di persone transitate per il CRP di Laterina, che per uscirne fornivano il luogo della nuova residenza, anche all’estero (Francia, Svezia, Brasile, Argentina, Australia, USA). Il numero potrebbe essere più alto di 4.695 individui, dato che le ultime registrazioni manuali si riferiscono al 1961, mentre si sa che il CRP chiuse nel 1963. Mancano, quindi, almeno due anni di registrazioni, con le ultime uscite di persone dal Campo.
Di un’inaudita violenza morale è la vicenda riferita da Luisa Pastrovicchio, nata a Valle d’Istria, il 16 maggio 1952. Fu immatricolata al CRP di Laterina il 25 giugno 1958 col n. 5.377, come emerge dalla sua scheda di registrazione. Gli schedati al Campo, dunque, sono più di 5mila. Al confine slavo di Divaccia la famiglia Pastrovicchio subì una indegna perquisizione da guerra fredda. I profughi furono fatti tutti spogliare, rimanendo in mutande, davanti ai Druzi. Col termine di “Druzi” gli italiani d’Istria, di Fiume e Dalmazia indicano i partigiani comunisti iugoslavi. Deriva dallo storpiamento della parola serbo-croata “drug”, che significa “compagno”. Tutti e cinque i Pastrovicchio sono registrati nel suddetto Elenco alfabetico profughi giuliani. 
Allora pare molto sottostimato il numero di profughi giuliano dalmati di Laterina riportato da Laura Benedettelli nel suo pur documentato studio intitolato I profughi giuliani, istriani, fiumani e dalmati in provincia di Grosseto, del 2017. Scrive la Benedettelli che “Nella provincia di Arezzo i 588 profughi che arrivarono nei vari anni vennero accolti nel CRP di Laterina (…) che poteva contenere fino a 12.000 persone” (p. 48). Dalle schede Pastrovicchio e da altri studi si deduce invece che i profughi giuliani accolti a Laterina sono oltre 5mila; altro che 588.
Racconta il signor Claudio Ausilio, esule da Fiume: “Son venuto via che avevo due anni nel 1950 – dice – e ci trasferimmo a Montevarchi, provincia di Arezzo, perché mio padre lavorava alla ‘Voplin’ Azienda Cittadina Gas – Acqua di Fiume, chiese in seguito ad opzione di essere riassunto in servizio presso una Azienda similare in Italia e gli diedero un posto al Comune di Montevarchi, provincia di Arezzo. Noi non siamo passati dai campi profughi. Mi sono interessato alle questioni dell’esodo giuliano dalmata solo da quando sono in pensione”.
Nel 1963 la Jugoslavia di Tito introdusse il principio dell’autogestione delle imprese, che fu perfezionato nel 1964-1965 e nel resto degli anni sessanta. Divenne oggetto di studi, addirittura, alla facoltà di Economia e commercio di Trieste, negli anni 1972-1975, poi finì nell’oblio, soprattutto dopo la Caduta del Muro di Berlino (1989) e la crisi delle ideologie. Il fenomeno dell’autogestione, in realtà, provocò l’ennesima spinta all’esodo di altri italiani dell’Istria, espulsi per primi dalle strutture produttive “autogestite”. Come ha raccontato Eda Flego, di Pinguente d’Istria (Buzet, in croato), che riporta i ricordi del babbo Viecoslav Luigi Flego e della mamma Emma Micolausich: “Mio padre era infermiere e fu il primo ad essere licenziato dopo la novità dell’autogestione, così siamo dovuti venire via dall’Istria, per giungere in Friuli da esuli.”. 
Un fuga piena di paura è quella avvenuta nel 1963, come nel caso di Pietro Palaziol, di Valle d’Istria, scappato di notte con altri ragazzi, correndo gravi rischi; infatti, morì un suo amico falciato da una raffica di mitragliatrice “perché i Graniciari meteva le trappole con filo lezero; ti te tiravi per sbaglio el filo, alora sciopava un bengala, che faceva luce e i slavi i te tirava contro coi mitra”. I Graniciari erano guardie confinarie iugoslave, di etnia bosniaca o serba, non sloveni, per evitare che si lasciassero intenerire dagli italiani dell’Istria che se la svignavano. Una compagna di fuga impazzì di dolore per la morte di quel ragazzo istriano. Era il 1963, ma certi storici sentenziano che l’esodo giuliano sia terminato nel 1956 senza spiegare, tuttavia, come mai l’ultimo Centro raccolta profughi di Trieste abbia chiuso i battenti nel 1972. Certi ricercatori hanno notizia di fughe di italiani dalla Jugoslavia pure dopo il Trattato di Osimo, del 1975.
Chiudiamo questo racconto intervista sull’esodo giuliano dalmata con le parole di un esclusivo scrittore, Antonio Zappador, esule istriano a Carpi (MO) pure lui fuggito bambino dai titini. “Ho visto la delusione, le lacrime e la rassegnazione della sconfitta della mia gente d’Istria. Ho subito la persecuzione a privarmi della libertà nelle mie prime stagioni.  Eppure qualcuno mi ha suggerito di non farmi condizionare dalla ragnatela della vita. Superare i timori, qualche volta paga bene” (p. 14).
Fonti orali e del web
Si precisa che le seguenti fonti orali, selezionate da oltre 456 interviste, si sono avvalse, in qualche caso, di dati e notizie riferite da familiari e da conoscenti anziani, ormai scomparsi. Le interviste (int.) sono state condotte a Udine con taccuino, penna e macchina fotografica da Elio Varutti, se non altrimenti indicato. Si è cercato di confrontare le dichiarazioni degli intervistati con i documenti e con gli studi in letteratura. È condiviso da molti ricercatori che la testimonianza di una famiglia sul 1943-1945 e sul dopoguerra, sia prima di tutto atroce, poi singola e senza eguali.
Claudio Ausilio, Fiume 1948, esule a Montevarchi, provincia di Arezzo, int. del 16-17 aprile 2018 a Montevarchi, al telefono del 20 marzo 2020 e messaggi e-mail del 22 marzo 2020.
Eda Flego, Pinguente/Buzet (Jugoslavia) 1950, int. del 31 dicembre 2005 e 19 febbraio 2020.
Pietro Palaziol, 1945, Valle d’Istria, int. del 18 marzo 2008 in collaborazione con Ferruccio Pittia.
Luisa Pastrovicchio, Valle d’Istria, 1952, esule a Pessinetto, città metropolitana di Torino, int. al telefono del 28 febbraio 2017.
Riccardo Simoni, Rovigno 1940, int. telefonica del 23-25 marzo 2020 e messaggi e-mail del 27 marzo 2020.
Antonio Zappador, Verteneglio 1939, int. del 23 febbraio 2020 a Fossoli di Carpi (MO).
Ringraziamenti
Per il presente articolo la redazione del blog è riconoscente al signor Claudio Ausilio, esule da Fiume e socio dell’ANVGD di Arezzo, che ha fornito con la solita cortesia i contatti per la ricerca presso il dottor Riccardo Simoni, andando a incrementare una tradizionale e collaudata collaborazione con l’ANVGD di Udine. L’Autore rivolge i più sentiti ringraziamenti al sindaco e gli operatori del Comune di Laterina Pergine Valdarno, per la disponibilità riservata al signor Claudio Ausilio nella ricerca di documenti e registri sul Campo profughi. Si ringraziano, infine, gli esuli intervistati e i collezionisti per i vari materiali messi a disposizione della ricerca, come fotografie, cartoline, memoriali, documenti privati e cimeli dell’esodo.
Collezioni familiari
Claudio Ausilio, disegni, relazioni scolastiche e documenti.
Ireneo Giorgini, esule da Fiume a Torino, fotografie.
Luisa Pastrovicchio, esule da Valle d’Istria, vive a Pessinetto, città metropolitana di Torino, documenti stampati, fotografie e memoriale dattiloscr.
Sergio Servi, esule da Parenzo a Bari, stoviglie.
Riccardo Simoni, esule da Rovigno a San Casciano Val di Pesa (FI), testi videoscritti e fotografie.
Documenti originali
Elenco alfabetico profughi giuliani, Archivio del Comune di Laterina, 1949-1961, ms.
Lettera del Prefetto di Arezzo del 5 ottobre 1948 al Ministro dell’Interno con cui si comunica un “aggravio finanziario” in seguito alla costituzione di un Campo profughi giuliani per 5.000 posti nel Comune di Laterina. Con carta intestata recante un clamoroso refuso tipografico (“Aezzzo”). Archivio del Comune di Laterina, dattiloscr.
Giada Manistu, Visita al Centro Raccolta Profughi di Laterina (AR), Classe 3^ Tecnico Industria Fotografica ISIS “Leonardo da Vinci”, insegnante accompagnatore professor Girolamo Dell’Olio, Firenze, 20 dicembre 2013, dattiloscr.
Mappa del Centro Raccolta Profughi di Laterina. Planimetria riferita a dopo il 1950. Disegno di Tommaso Ricci e Claudio Ausilio, ANVGD di Arezzo. Riproduzione per gentile concessione di Claudio Ausilio.
Giovanni Nocentini, Quindicimila gavette  nel Campo di concentramento 82, testo videoscritto in WORD, 2007 ca., pp. 1-5.
Luisa Pastrovicchio, Campo profughi di Laterina (Arezzo), testo videoscritto in PDF, 2017, pp. 1-5.
Cenni di bibliografia e sitologia
Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI), Il confine italo-sloveno. Analisi e riflessioni, Milano, 2016, nel web.
Associazione Congiunti dei Deportati in Jugoslavia, Gli scomparsi da Gorizia nel maggio 1945, a cura del Comune di Gorizia, Gorizia, 1980.
Laura Benedettelli, I profughi giuliani, istriani, fiumani e dalmati in provincia di Grosseto, Istituto Storico Grossetano della Resistenza e dell’Età Contemporanea (ISGREC), on-line dal giorno 8 febbraio 2017
Elenco “Livio Valentini”, Caduti Repubblica Sociale Italiana, disponibile in Internet.
P.C.H., “Laterina, quelle lontane memorie del campo profughi”, «Difesa Adriatica», n. 10, ottobre 2013, pp. 6-7.
S.D., “Sempre peggio a Laterina” «Difesa Adriatica», n. 5, 5 febbraio 1949
Edlira Mamutaj, “Da Rovigno a Laterina. ‘Siamo venuti via per la libertà’. Riccardo Simoni racconta l’esodo, «Chiantisette Val d’Elsasette», 21 febbraio 2020.
O.Z.N.A.: La mano segreta di Tito, Ministero dell’Interno, Direzione Generale Della P.S. – Divisione S.I.S., Roma, 19 novembre 1946,  consulenza di Aldo Giannuli, Università di Milano; nel sito web storiaveneta.it
Flaminio Rocchi, L’esodo dei 350 mila giuliani fiumani e dalmati, Roma, Associazione Nazionale Difesa Adriatica, 1990.

Fulvio Tomizza, La miglior vita, Milano, Rizzoli, 4.a ediz., 1977.
Elio Varutti, Ricordo di Guerrino Benussi, da Rovigno, con l’ANVGD di Udine, on line dal 2 ottobre 2017.

E. Varutti, Le Tabacchine istriane esuli al Centro Profughi di Firenze, on line dal 24 febbraio 2017.

Fulvio Tomizza, La miglior vita, Milano, Rizzoli, 4.a ediz., 1977.
E. Varutti, Italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia esuli in Friuli 1943-1960. Testimonianze di profughi giuliano dalmati a Udine e dintorni, Provincia di Udine / Provincie di Udin, 2017. La 2.a ediz. è nel web dal mese di aprile 2018 col medesimo titolo.
Antonio Zappador, 29.200 giorni. Una vita piena di tutto… di più, Carpi (MO), stampato in proprio, 2019.