Centro di Documentazione Multimediale della Cultura Giuliana Istriana Fiumana Dalmata
June 5th, 2020
+39 040 771569
info@arcipelagoadriatico.it

Archive: Posts

Norma053

Norma simbolo del popolo giuliano-dalmata

In seguito al collasso politico, militare ed istituzionale verificatosi l’8 settembre 1943, in Istria e Dalmazia, quel vuoto di potere consentì all’esercito partigiano jugoslavo di Josip Broz “Tito” di prendere il controllo della situazione per un mese circa in province che facevano parte dell’allora Regno d’Italia. Avvenne così la prima ondata di massacri nei confronti della comunità italiana locale, colpita da arresti arbitrari, processi sommari, fucilazioni, sepolture in fosse comuni ed infoiba menti. Circa un migliaio furono i morti, ancora di più saranno le vittime della seconda ondata che si abbatterà su queste terre a guerra finita. Si trattava soprattutto di persone che per il loro ruolo lavorativo o sociale rappresentavano lo Stato italiano, ovvero la plurisecolare presenza dell’italianità nell’Adriatico orientale: impiegati pubblici, vigili urbani, forze dell’ordine, maestri… La loro eliminazione significava cancellare tutto ciò che riconduceva alla presenza dell’Italia, della sua storia e della sua cultura in quelle terre di confine, da secoli abitate da italiani lungo le coste e da sloveni e croati nell’entroterra. Queste terre, infatti, a guerra finita dovevano essere nel progetto titoista annesse alla nuova Jugoslavia, che i partigiani di Tito stavano liberando dall’occupazione straniera ed intendevano allargare rispetto ai confini prebellici, mirando ad annettere terre in cui la presenza di una comunità slava, ancorché minoritaria, avrebbe giustificato la sua appartenenza al nuovo Stato. Questo spiega come mai al termine delle ostilità anche partigiani italiani antifascisti e contrari a tale progetto espansionista, che intendeva separare dall’Italia anche zone abitate in prevalenza da nostri connazionali, siano stati perseguitati o fatti sparire.

Di tale mattanza fu vittima anche Norma Cossetto, nata il 17 maggio di cent’anni fa a Santa Domenica di Visinada, in Istria, nella famiglia di un piccolo proprietario terriero, inquadrato nelle organizzazioni fasciste locali, come tutti gli italiani di allora, ma a cui carico nessuna azione criminale è stata mai segnalata. In quel momento insurrezionale costui rappresentava, tuttavia, il simbolo della presenza italiana dominatrice nei confronti delle masse rurali slave. Questa “colpa” ricadde su tutta la famiglia, sicché la giovane laureanda dell’Università di Padova fu sequestrata, violentata ed infine scaraventata ancora viva nella foiba di Vines la notte tra il 4 ed il 5 ottobre 1943. Da allora il martirio della ventitreenne studentessa è diventato il simbolo delle sofferenze della popolazione italiana del confine orientale e gli esuli dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia ne hanno custodito la memoria per oltre mezzo secolo. Dobbiamo, però, ricordare che già nel 1949 il Rettore dell’Università di Padova Concetto Marchesi, uno dei padri costituenti nonché deputato comunista nelle prime legislature dell’Italia repubblicana, commemorò in una lapide affissa nell’ateneo la morte della studentessa, alla quale il suo successore Aldo Ferrabino conferì la Laurea honoris causa.

Grazie poi all’istituzione del Giorno del Ricordo con la Legge 92 del 30 marzo 2004, il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ne ha riconosciuto ufficialmente la tragedia conferendole nel 2005 la Medaglia d’oro al merito civile alla memoria:

«Giovane studentessa istriana, catturata e imprigionata dai partigiani slavi, veniva lungamente seviziata e violentata dai suoi carcerieri e poi barbaramente gettata in una foiba. Luminosa testimonianza di coraggio e di amor patrio. Villa Surani – 5 ottobre 1943»

Volendo usare una terminologia oggi tristemente entrata in uso, Norma fu vittima di un femminicidio, la cui narrazione in questi ultimi mesi è stata prima al centro del fumetto “Foiba rossa”, distribuito in decine di scuole in tutta Italia, e quindi portata sul grande schermo ed in prima serata in televisione nel film “Red land – Rosso Istria”. Si tratta di due progetti divulgativi sostenuti dall’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia e dalla Federazione delle Associazioni degli Esuli istriani, fiumani e dalmati, grazie a cui è stato possibile raggiungere ed impressionare migliaia di giovani lettori e di spettatori.

In questa maniera tale vicenda emerge dall’orrore delle foibe, si inserisce nella storia italiana e non più solo locale diventando patrimonio sempre più condiviso dalla comunità nazionale: prova ne siano le sempre più frequenti intitolazioni toponomastiche a “Norma Cossetto (1920-1943) Martire delle foibe”. E numerosi sono anche i monumenti in suo onore, uno dei primi fra i quali sorse a Trieste su iniziativa dell’A.N.V.G.D. e del sindaco Roberto Dipiazza. Questo busto bronzeo è stato eretto nel 2009 in un rione costruito a suo tempo per dare una casa popolare ad alcune delle migliaia di esuli giuliano-dalmati giunti a Trieste per fuggire a quel clima di terrore di cui fu vittima Norma e che si ripropose ancora più accanitamente a guerra finita nelle terre che il Trattato di pace del 10 febbraio 1947 avrebbe in gran parte attribuito alla Jugoslavia comunista. Questo luogo simbolo ospita ogni anno a inizio ottobre una cerimonia che celebra il martirio di Norma: nel 2013 voleva partecipare, come aveva sempre fatto, anche Licia Cossetto, che negli anni aveva tante volte raccontato nelle scuole e sui giornali il calvario di sua sorella, ma fu stroncata da un malore mentre era in viaggio da Novara, ove le vicende dell’esodo l’avevano sbattuta.

Di fronte a questo delicato percorso di conoscenza storica, riduzionisti e giustificazionisti, benché sbugiardati dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante la cerimonia istituzionale del Giorno del Ricordo 2019 e nel comunicato diffuso in concomitanza con la ricorrenza del 10 Febbraio 2020, non possono darsi pace vedendo questa storia finalmente uscire dal silenzio e cercano pretestuosamente di ridicolizzarla, minimizzarla o continuare a negarla. Il mondo della diaspora adriatica è sempre più determinato a far conoscere attraverso il martirio di Norma il clima di terrore e di violenza che avrebbe sancito la morte di migliaia di italiani e condotto all’esodo in più ondate 350.000 istriani, fiumani e dalmati.

Ricordare oggi il centenario della nascita di Norma rientra a buon diritto nel percorso di riscoperta e valorizzazione di figure femminili che furono protagoniste della storia: Norma è stata simbolo dell’Istria, dell’italianità e di una tragedia che non può più venire occultata o giustificata.

Renzo Codarin
Presidente Centro di Documentazione Multimediale della Cultura giuliana, istriana, fiumana e dalmata