Centro di Documentazione Multimediale della Cultura Giuliana Istriana Fiumana Dalmata
August 11th, 2020
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FoibaBas04 Gruppo

Un passo avanti per la pacificazione, ma i problemi degli esuli non sono risolti

L’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia considera un passo avanti verso la pacificazione tra due comunità nazionali la cerimonia che si è svolta stamattina al Monumento nazionale della Foiba di Basovizza. Il Presidente Sergio Mattarella ed il suo omologo sloveno Borut Pahor hanno deposto una corona nel luogo che per la comunità degli esuli istriani, fiumani e dalmati è il simbolo dei lutti e delle violenze patiti ad opera dei partigiani jugoslavi di Tito, soprattutto a guerra finita, nelle terre che furono poi costretti ad abbandonare dopo la cessione alla Jugoslavia comunista sancita dal Trattato di Pace del 10 febbraio 1947. Una rappresentanza delle associazioni della diaspora adriatica ha potuto assistere alla storica visita di Borut Pahor, il primo Presidente di uno Stato successore della Jugoslavia a recarsi alla Foiba di Basovizza: ora ci attendiamo che la Slovenia consenta la ricognizione e l’adeguata conservazione delle foibe che si trovano nel suo territorio.

FoibaBas05 delegazione

Successivamente ci sono stati altri eventi cui hanno preso parte i due capi di Stato, ai quali non abbiamo inteso partecipare. Il monumento in onore dei fucilati dell’Organizzazione Rivoluzionaria T.I.G.R. non commemora quattro caduti dell’antifascismo, bensì militanti che negli anni Venti con metodi terroristici volevano annettere Trieste, Gorizia, Fiume, Zara e l’Istria al Regno di Jugoslavia. Non possiamo dirci contenti della duplice benemerenza ricevuta dallo scrittore triestino di lingua slovena Boris Pahor, il quale ha parlato della nostra vicenda con termini che sfiorano quel giustificazionismo che Mattarella ha condannato in occasione della ricorrenza del 10 febbraio 2020. La cessione del Balkan ad una fondazione costituita ad hoc è stata presentata con una narrazione che ha omesso gli antefatti della giornata culminata con l’incendio del palazzo cent’anni fa, a partire dall’uccisione di due marinai italiani a Spalato. A fronte di questa donazione attendiamo che da parte slovena si riprenda in mano la questione dei beni confiscati e nazionalizzati dal regime titoista, con particolare riferimento alla restituzione dei beni disponibili ed alla congrua liquidazione del risarcimento previsto dal Trattato di Osimo.

Siamo invece stati presenti all’incontro organizzato dal Presidente della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, con il Presidente della Repubblica, il quale ha dimostrato di essere a conoscenza dei problemi degli esuli ancora irrisolti dopo 70 anni. Con riferimento alla giornata odierna gli abbiamo richiesto che inviti il Presidente della Croazia a svolgere un’analoga visita alla Foiba di Basovizza e che vengano costituite due nuove commissioni storiche bilaterali italo-slovena (onde aggiornare i risultati di quella che ha lavorato nel 1993-2000 giungendo a conclusioni che non tutti hanno condiviso) ed italo-croata, che lavorino senza pregiudiziali ideologiche, bensì nello spirito della comune appartenenza all’Unione Europea. L’attenta presenza all’incontro dei Ministri degli Interni Luciana Lamorgese, dell’Università e della Ricerca Gaetano Manfredi e degli Esteri Luigi Di Maio ci fa ben sperare per un’imminente convocazione del Tavolo di coordinamento Esuli-Governo presso la Segreteria della Presidenza del Consiglio. Auspichiamo che vengano finalmente costituiti gruppi di lavoro specifici che risolvano questioni come il debito di Slovenia e Croazia ereditato dalla Jugoslavia per risarcire i beni abbandonati, l’indennizzo da parte dello Stato italiano dei beni degli esuli usati per pagare le riparazioni di guerra alla Jugoslavia e l’apposizione della Medaglia d’oro al gonfalone di Zara.

L’odierno riconoscimento tra Italia e Slovenia delle reciproche sofferenze maturate nel Novecento non è un punto di arrivo, bensì solo un passaggio intermedio verso il completo risarcimento economico e morale di quanto patito dagli italiani dell’Adriatico orientale.

Renzo Codarin