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November 22nd, 2019
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D’Annunzio a Trieste e a Fiume

In seguito agli eventi del 12 settembre u.s. “D’Annunzio a Trieste e a Fiume” la Società di Studi Fiumani considera queste azioni, al di là delle dichiarazioni più o meno giustificative, profondamente sbagliate e dannose.
Rilievo mediatico e ripercussioni diplomatiche hanno avuto alcune azioni organizzate in Italia (a Trieste) e a Fiume in occasione dell’anniversario dell’Impresa fiumana di d’Annunzio. Ci limitiamo a quelle promosse da alcuni cittadini italiani nella città quarnerina.
Nella mattina del 12 settembre una grande bandiera italiana è stata appesa sull’inferriata del Palazzo del Governo di Fiume e sette giovani si sono fatti fotografare con la bandiera alle spalle; un gruppo denominato “Gli idraulici” ha diffuso un volantino di rivendicazione che si apre con la seguente affermazione: “Oggi, nel centenario dell’impresa di Fiume abbiamo voluto dimostrare che ora come allora alcuni Italiani non si arrendono.”
Il giorno successivo, 13 settembre, due aerei della compagnia privata “Fly Story”, provenienti da Casale Monferrato e da Barcellona sono atterrati all’aeroporto di Fiume, dopo aver gettato, a quanto pare, sulla città dei volantini; un terzo aereo, proveniente da Pescara, ha dovuto invertire la rotta per ordine delle autorità croate. I due aerei sono stati bloccati all’aeroporto e le cinque persone di bordo fermate dalla polizia. Si profila un contenzioso diplomatico tra Italia e Croazia. Il Presidente di Fly Story Eugenio Sirolli ha dichiarato che col raid aereo “non si intende[va] rivendicare territori oggi croati, sarebbe anacronistico, ma […] mantenere vivo e indelebile il ricordo” dell’italianità di Fiume.
La Società di Studi Fiumani considera queste azioni, al di là delle dichiarazioni più o meno giustificative, profondamente sbagliate e dannose. Come ha giustamente osservato “La Voce del popolo”,  il quotidiano della minoranza italiana in Croazia e Slovenia, azioni del genere danneggiano innanzi tutto gli italiani che vivono a Fiume, portando acqua al mulino della tanto infondata quanto sciagurata identificazione di italiano e fascista. Ma tali azioni danneggiano anche l’opera che da anni la Società di Studi Fiumani, insieme ad altre associazioni di esuli, promuove per conservare la memoria dell’italianità fiumana e, più in generale, giuliano-dalmata, e che dopo il “crollo del muro” si è sviluppata in un fecondo dialogo con i fiumani italiani rimasti e con le istituzioni della maggioranza croata, a cominciare dalla Municipalità di Fiume-Rijeka.  Tra i  risultati di questo dialogo, promosso dalla nostra Società insieme all’Associazione Libero Comune di Fiume in esilio, oggi Associazione Fiumani Italiani nel Mondo, ricordiamo: il volume sulle vittime di nazionalità italiana a Fiume e dintorni (1939-1947) realizzato nel 2002 in collaborazione con l’Istituto Croato per la Storia di Zagabria, l’attribuzione nel 2016 del premio Targa d’oro della Città di Fiume-Rijeka all’esule fiumano Amleto Ballarini (allora presidente della Società di Studi Fiumani), la visita, due anni fa, del Sindaco di Fiume-Rijeka Obersnel all’Archivio Museo Storico di Fiume a Roma, sede della nostra Società, il parziale recupero degli odonimi italiani nel centro storico della città. A ciò va aggiunto che il dialogo con le autorità croate ha permesso nel luglio dello scorso anno l’esumazione dalla fossa di Castua delle salme di Riccardo Gigante e dei suoi compagni di sventura massacrati dai titini il 3 maggio 1945 ed ora custodite nell’Ossario di Udine.
La difesa della memoria storica dell’italianità a Fiume, così come in Istria e in Dalmazia, non si realizza con iniziative il cui rilievo mediatico è inversamente proporzionale alla loro consistenza e concretezza, e che, se intraprese nel periodo della Jugoslavia comunista, avrebbero comportato ben altri rischi rispetto a quelli corsi oggi nella Croazia democratica inserita a pieno titolo nell’Europa.
Gli italiani “che non si arrendono” sono gli esuli e i rimasti, che alla loro identità non hanno mai rinunciato e che oggi operano insieme, e in dialogo con la maggioranza croata, per recuperare e salvaguardare questa identità, rifiutando nettamente le visioni nazionalistiche che sono all’origine dei drammi della storia del Novecento e delle sofferenze della nostra gente. Nello Statuto della nostra Società si legge: “la lunga storia dei rapporti italo-croati, tormentata troppo spesso dai diritti e dalle priorità della prevalenza etnica, va sottratta alla perversa logica dei nazionalismi contrapposti per essere restituita scientificamente alla storia giustificatrice, sulla base del concetto crociano alternativo a quello di storia giustiziera”.

Prof. Giovanni Stelli
Presidente della Società di Studi Fiumani