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Foiba Ragazzini

La foiba dei ragazzini

Ossa, crani trapassati da un proiettile, ma anche piccole croci e tanti bottoni sono tornati alla luce dalla nuova foiba scoperta in Slovenia.

di Fausto Biloslavo – 27/08/2020 – Fonte: Il Giornale

Ossa, crani trapassati da un proiettile, ma anche piccole croci e tanti bottoni sono tornati alla luce dalla nuova foiba scoperta in Slovenia. L’ennesimo orrore dei boia di Tito, che hanno massacrato a guerra finita non solo gli italiani, ma un quarto di milione di slavi che combattevano al fianco dei nazisti.

Però c’erano pure i partigiani cetnici anti comunisti.

Il sangue dei vinti, ma questa volta è la strage degli «innocenti». Dei resti di 250 vittime riesumate nella foresta di Kocevski, oltre un centinaio avevano fra i 15 e 17 anni e almeno cinque sono donne. Forse ragazzini arruolati alla fine del Terzo Reich oppure i figli delle famiglie di domobranzi, le truppe slovene schierate contro Tito. In massa, assieme agli ustascia croati si erano arresi agli inglesi in Austria nel 1945, ma sono stati rispediti indietro nelle mani dei carnefici a guerra finita. Solo gli sloveni erano 13.500 e sono spariti quasi tutti.

L’Unione degli istriani, associazione degli esuli italiani costretti alla fuga dalle violenze di Tito, ha pubblicato sulla sua pagina Facebook le foto dell’ultimo orrore. Il ritrovamento e la riesumazione sono stati organizzati dalla Commissione governativa slovena per l’individuazione delle fosse comuni, presieduta dallo storico Joe Deman.

In maggio era stata individuata la foiba e a luglio sono iniziate le riesumazioni. «I resti umani erano coperti da rocce e detriti. La squadra di scavo ha anche trovato dei corpi sopra i detriti. – spiega il coordinatore degli speleologi, Uro Koir – Per questo sospettiamo che fossero prigionieri incaricati di tappare il baratro, ma in seguito furono liquidati e fatti precipitare all’interno» per mantenere il segreto per sempre.

Nella voragine e sui bordi esterni sono stati trovati una grande quantità di bossoli. Le analisi dei resti hanno dimostrato che molti ragazzini erano stati uccisi con un colpo alla nuca o fucilati facendoli cadere nelle foiba.

Il responsabile delle indagini, Pavel Jamnik ha accusato dell’eccidio l’Ozna, la polizia segreta jugoslava. Le squadre della morte facevano parte del suo braccio «operativo», il Knoj, Corpo di difesa popolare della Jugoslavia, che doveva «ripulire» le zone liberate.

«Il 24 giugno 1945 è arrivato l’ordine da Belgrado di Edvard Kardelj (braccio destro di Tito per i massacri, ndr) di accelerare la pulizia perché mancava poco all’amnistia» ha spiegato Dezman.

Il numero due della polizia segreta titina in Slovenia era Mitja Ribicic, decorato nel 1969 dal Quirinale con l’alta onorificenza di Cavaliere di Gran Croce della Repubblica italiana. Nel 2005 a Lubiana venne aperta un’inchiesta a suo carico per crimini di guerra, ma non si trovarono prove sufficienti. Dopo la morte di Ribicic saltò fuori che era lui «a decidere quali prigionieri dovevano morire».

La nuova foiba «si trova nell’area tra Veliki Rog e Stari ag, nelle immediate vicinanze di un vecchio ospedale partigiano e i resti sono stati trovati alla profondità di 14 metri» ha dichiarato Koir.

Gli speleologi si sono calati nell’abisso 68 volte portando in superficie 137 carichi di resti umani. L’operazione è durata tre giorni.

La foresta di Kocevski, nel sud est della Slovenia, è un gigantesco killing fields, dove sono state già trovate oltre 5mila vittime di Tito. Nel piccolo paese dell’ex Jugoslavia la Commissione governativa ha individuato 750 fosse comuni, ancora in gran parte da esplorare. Vicino al confine con l’Italia sono un’ottantina e potrebbero contenere anche resti di vittime italiane.

Per questo sono sempre più stonate le grandi scritte «Tito» con la pietra bianca in territorio sloveno sul monte Cocusso a ridosso del Carso triestino e sul Sabotino sopra Gorizia, che si notano da chilometri di distanza. Sia Trieste, che il capoluogo isontino hanno patito l’occupazione dei partigiani iugoslavi a guerra finita con deportazioni e infoibamenti. E proprio in questi giorni spicca nelle edicole istriane il faccione del duce rosso, sul settimanale Express, con un titolo da fare accapponare la pelle: «Tito come brand» per il futuro della Croazia?